Cascata delle Vallocchie di Castel di Tora
Un sentiero escursionistico di difficoltà T/E con dislivello di 150 m., una passeggiata per a/r di 2 ore.
Una scalinata naturale protetta a valle da una staccionata, al termine della quale si giunge al fosso delle Vallocchie.
Dove si possono ammirare le tante specie di alberi e di arbusti presenti e lo snello scorrimento delle acque lungo i numerosi gradoni naturali, costituiti da depositi calcarei e arenaici, che creano un un’ambiente idoneo per la riproduzione del gambero di acqua dolce.
Percorrendo, il fosso, per circa 200 m., si giunge ad una scalinata in legno che porta direttamente alla cascata.
Qui si crea una scenografia spettacolare formata da un salto d’acqua di circa 30 m. e da pareti di rocce spugnose calcaree, che evidenziano il processo carsico.
Per la presenza di numerose grotte ed antri, questo posto è chiamato in dialetto castelvecchiese ” U buciu de le Coreara” ( il buco o nido dei corvi ).
Nel periodo da Maggio a Settembre è possibile ammirare le bellissime Libellule Blu presenti lungo le varie vasche naturali.
Le libellule di questa famiglia sono vivacemente colorate con riflessi metallici. I maschi presentano una colorazione del corpo che varia dal blu al violaceo, mentre le femmine variano dal verde al bronzo.
I Calopterigidae sono normalmente conosciuti come “Damigelle d’acqua” e sono immediatamente riconoscibili per la colorazione delle ali e per il volo leggero simile a quello di una farfalla.
Le due specie più diffuse sono Calopteryx virgo e Calopteryx splendens.
Architetture Religiose
Santuario di Sant’Anatolia
(Prop. del Pontificio Collegio Greco di S. Anastasio dal 1931). Secondo le cronache di Gregorio Magno, Sant’Anatolia subì il martirio nel 249 d. C. proprio nei pressi della città di Tora. Nella vicinanza della chiesa sono stati rinvenuti sepolcri pagani.
La festa in onere della Santa si svolge la seconda domenica di luglio con grandi manifestazioni di fede preceduta da una novena, la festa raggiunge il suo culmine il sabato pomeriggio quando, all’ora del vespro, dopo la celebrazione Eucaristica, una solenne processione muove dal paese al santuario oltre il lago.
Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, rinnovata nel Seicento, conserva una pregevole «Vergine col Bambino» del secolo XVI e, nell’abside, un affresco seicentesco che rappresenta Sant’Anatolia e San Giovanni Evangelista.
Eremo di San Salvatore (XIV secolo)
Sul versante del monte Antuni, quello che prospetta Corneto, si apre una cavità naturale conosciuta come Grotta del S.S Salvatore. Al suo interno nel XVII secolo, visse un eremita, le cui spoglie erano ancora visibili alcuni decenni or sono. L’apertura naturale dello speco è stata chiusa con un muro dotato di porta e finestra, creando così una vera e propria chiesetta rupestre fatta di un unico, spoglio ambiente.
Proprio l’essenzialità della chiesetta permette di entrare in contatto con la quotidianità della vita eremitica. Osservando in silenzio lo spazio angusto ci si può quasi immedesimare nell’antico abitante della grotta. All’interno, sulla sinistra, c’è un giaciglio in dura pietra e sulla destra, addosso al muro, un altare dominato da un affresco; un altro affresco separato dal primo dall’unica finestra è posto sopra la porta.
Chiesa di San Rocco
La chiesetta di San Rocco sorge là dove poggia una delle spalle del ponte di Castel di Tora, alle falde del Coenuccio, lungo il Cammino di San Benedetto e il Cammino Naturale dei Parchi. È una costruzione piccola e spartana. I muri fatti con pietre e mattoni sono stati lasciati nudi. La facciata presenta una piccola finestra circolare sopra la porta, e culmina in un piccolo campanile a vela. All’interno troviamo un semplice altare. Il vero spettacolo è la veduta d’insieme: la chiesetta si staglia su uno dei panorami più belli del Lazio con la vista verso il Borgo di Monte Antuni e del Borgo di Castel di Tora sovrastato dal Monte Navegna.
Nonostante la sua semplicità, c’è un elemento che rende la chiesetta di San Rocco davvero suggestiva. L’edificio che vedete qui, infatti, non è che un ricordo, un’ombra. Edificata contemporaneamente alla costruzione della diga (1936-38) che dette forma al Lago del Turano, rappresenta, in scala ridotta, la chiesa più antica che si trovava nella valle e che ora è sommersa dalle acque del lago.
