VETTA DEL MONTE CERVIA
Siamo all’interno della Riserva Naturale del Monte Navegna e Monte Cervia. Da Paganico possiamo raggiungere la vetta attraverso diversi sentieri. Il più comune (è anche un anello) ci conduce all’Obito (Jovetu) per la vecchia strada comunale Paganico- Ascrea – Marcetelli – Collegiove (versante nord Ovest della montagna). Percorre le gole dell’Ovito sotto il “Nido dell’Aquila” e si inerpica verso i castagneti. Superata fonte Petrafinola, attraverso un antico “tratturu” si giunge fin sulla cresta della montagna, in località “Occalubberu” (1100 mt). Risalendo la cresta in direzione sud si arriva alla vetta (1438 mt).
Dalla Vetta si gode di un panorama a 360 gradi da dove si scorge il Terminillo, il Gran Sasso, il Velino e tutto il territorio circostante con la vista di alcuni borghi medievali arroccati su speroni rocciosi o adagiati tra i boschi. Si può ridiscendere invece nel versante sud est della montagna. Attraversando “ Valle Cupa” si giunge in località “Caocese” (1000 mt. Circa). In questa località, negli anni ’50 il comune di Paganico realizzò dei bacini di raccolta delle acque piovane, e relativi fontanili, finalizzati all’abbeveramento delle greggi – allora molto numerose, anche se transumanti – in mancanza di acque sorgive in quota. Il sentiero poi scende fino alla località “Lobbera”, dove si imbocca una sterrata che conduce al paese.
LE GROTTE
L’area delle Grotte è compresa tra i 630 ed i 780 mt di altitudine a mezza costa sul versante esposto a sud-ovest del Monte Cervia ed è fortemente caratterizzata dalla presenza di aspre pareti rocciose che a più riprese interrompono il versante occidentale scosceso della montagna. Su due ampie pareti poste al di sopra del sentiero che conduce alla località “Cerria” (antica strada Comunale Paganico – Collegiove per il versante sud-occidentale del Cervia) sono concentrate numerose grotte e sporgenze rocciose ricoperte alla sommità dal caratteristico ornamento del leccio. L’area si può raggiungere a piedi in circa 20 minuti di cammino da Paganico Sabino, attraverso un sentiero panoramico che dalla località “San Giorgio” (Via Monte Cervia) si snoda in direzione sud. A poche decine di metri dall’abitato, alla biforcazione del sentiero si prosegue a sinistra.
Prima si incontra il “Rencricchittu”, sperone roccioso di considerevoli dimensioni (h 11 mt. circa) posto a strapiombo sulla valle. Poco più avanti, appena al di sotto del sentiero si trova grotta “Sotterra”, alta fino a 6 mt nella parte centrale e profonda circa una ventina di metri. Il suo accesso è ostruito dall’intervento artificiale dell’uomo che vi ha eretto una parete a sassi, lasciandovi un’apertura centrale ed una piccola finestra laterale. Al di sopra del sentiero sono ubicate grotta “Capramorta” e grotta “Remposta” la cui massima apertura supera i 15 mt. Ambedue le grotte sono poco profonde. Poco più avanti, quasi al termine della stessa parete rocciosa, due o tre mt. al di sopra del sentiero si trova grotta “Ronoriu” al cui interno è presente una piccola “conca” che nei periodi meno secchi si riempie d’acqua ed è accessibile da 5 gradini modellati dall’uomo.
Curiosità – In passato le grotte sono state utilizzate da pastori e contadini locali come ricovero degli animali e in alcuni casi dei prodotti dei terreni circostanti. Durante l’ultima guerra venivano utilizzate come ricovero dagli abitanti di Paganico Sabino.
GOLE DELL’OBITO
Siamo all’interno della Riserva Naturale del Monte Navegna e Monte Cervia. Dalla Chiesa dell’Annunziata si imbocca un antichissimo sentiero (antica strada comunale Paganico – Ascrea – Marcetelli – Collegiove) che ridiscende nella gola dell’Obito tra i Monti Cervia e Filone. Dopo poche centinaia di metri si incontra la “Mola” e la sorgente “Fonte della Signora”. Il sentiero attraversa il fosso dell’Obito su un antichissimo ponte “ponticchiu a pèé” e poi risale all’interno della gola superando un secondo ponte (ponticchiu a Capu). In prossimità del punto più impervio della gola, in alto sull’impervia parete si trova “U Niu e l’Aquila”, dove da alcuni anni si può di nuovo osservare la presenza dello splendido rapace. Il sentiero prosegue in salita fino a giungere in località “Carecarone” da dove si ha accesso a secolari castagneti che per secoli hanno sostenuto l’economia locale (produzione carbone, calce, legname, castagne). Il sentiero poi prosegue in varie direzioni tra cui la vetta del Monte Cervia.
Curiosità – L’Obito, o Ovito, in dialetto paganichese “Jovetu” è un orrido che si apre tra il Monte Cevia (1438 mt) ed il Monte Filone, della catena del Monte Navegna(1508 mt.), un profondo canion il cui nome forse trae origine dalle vicende della transumanza. Inoltre antiche leggende narrano di quel posto: <<… gola che si dice, prende il suo lugubre nome da una strage compiuta all’epoca delle invasioni saracene … Mentre gli armati passavano laggiù tranquilli e sicuri, i montanari cominciarono a rotolare … enormi massi che schiacciarono la più gran parte di quegli uomini>>.
Gran parte dei sentieri sono stati recentemente marcati, opportunamente segnalati e manutenuti dalla Riserva Naturale Monte Navegna Monte Cervia. Un lungo tratto di sentieristica che taglia a mezza costa in monte Cervia (dal versante sud-est al quello nord-ovest), dalla località “Cerria”, passando per le Grotte, per il paese e per la gola dell’obito è tratto del Sentiero Italia, tappa Carsoli-Paganico.
