L’Archivio Storico Comunale, conserva una NOTIFICAZIONE del 22 Agosto 1866, a cura della Prefettura dell’Umbria – Circondario di Rieti, riguardante il permesso di profittare delle acque del fosso detto dell’Ovito per la erezione di un mulino a grano. Di li a poco tempo fu edificata la “Mola”, che si aggiungeva a quelle presenti nel “complesso di Pian delle Mole”, posto nel fondo valle alla confluenza tra il fosso dell’Ovito e l’allora fiume Turano.
L’edificio completamente diruto e in disuso dagli anni 70, ha avuto un primo intervento di recupero nell’ambito del programma dell’Unione Europea denominato “Albergo Diffuso” nel corso del 2001. Un piccolo ’”Ostello” realizzato, modesto nelle dimensioni, ma gradevolissimo ed estremamente suggestivo per la localizzazione quasi drammatica nelle forre dell’orrido dell’Obito e per la musicalità travolgente e vivificante delle acque impetuose del fosso. Con i recenti interventi (2022/2024) fatti con fondi Regionali (PSR) e con fondi comunitari (PNRR Linea B), sono stati risistemati gli infissi, alcuni tratti del tetto, delle pareti esterne e gli interni dell’edificio che può finalmente essere ora utilizzato a scopi ricettivi e culturali. Sono state inoltre riscoperte anche le strutture di adduzione e di accumulo dell’acqua (refote) che consentono di comprendere l’originale funzionamento del mulino a due palmenti. A ridosso della Mola, dopo l’ultimo intervento di ripulitura dalla vegetazione infestante è ben visibile l’antico ponte romanico che scavalca il fosso dell’obito.
